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    December 24

    fra poco Gesù fà 2006 anni!

     

    Ultimo tentativo, in ordine di tempo, per ridar vita a questo blog ormai in disuso. Ma forse ci piace per questo, perché lo leggiamo solo noi, i soliti quattro gatti, forse cinque.

     

    Un ragazzo, nessuno ha mai saputo quanti anni avesse, tempo fa viveva su queste colline. Non aveva né famiglia né amici, per questo lo si vedeva spesso camminare parlando da solo. Tanta gente pensava fosse matto. Parlava con se stesso, si dava consigli, si consolava, si sgridava. Non gli importava di quello che la gente dicesse in giro sul suo conto, su come criticava i suoi atteggiamenti o il suo vivere alla giornata, il suo modo di essere atipico, il modo di andare in giro vestito di stracci. Aveva a cuore soltanto l’essere libero da ogni vincolo, camminare, pescare, dormire e parlare ad alta voce con se stesso. Era un vagabondo e gli piaceva essere errante. Trascorreva i sui giorni così, trovando sempre qualcosa da fare. Ma la cosa che più amava in assoluto era sedersi tra i cespugli sulla collina più alta, osservare lì sotto quel suo paese che si pensava grande e paragonarlo all’immensità del cielo. Quelle piccole luci che sbucavano dalle finestre non erano niente al cospetto delle stelle. Rimaneva ore ed ore ad osservare l’unico motivo che lo teneva immobile, il suo sogno era di volare in quell’immensità.

    Un giorno accadde un fatto nuovo e molto insolito. Una nuova stella apparve nel firmamento. In paese i più erano spaventati, lui invece aveva in corpo una curiosità morbosa, non vedeva l’ora di mettersi lì nel suo angolino che chiamava la radura delle stelle e osservarla. Arrivò con il fiatone e senza rivolgere lo sguardo al cielo si sedette, prese fiato e alzo la testa. La stella era lì, lucente di un barlume nuovo che si distingueva da tutte le altre. Lui perse il fiato. Poi si alzò e urlò “Ciao!” e come se qualcuno gli avesse risposto disse “Va bene non urlo…”.  Parlò per ore, questa volta non da solo, aveva la sua stella che era lì ad ascoltarlo. Andò così anche la seconda sera.

    Quando le tenebre coprivano il paese, lei col suo bagliore le allontanava, il vagabondo si abituò presto e tanto a questa consuetudine. Passarono diversi mesi e una notte quando il sole già tornava a regnare da solo nel cielo lei confessò al ragazzo che di lì a poco non si sarebbero più incontrati perché era finito il suo tempo. Il ragazzo pianse fino al calar del buio.

     “Piango perché te ne andrai e non voglio!” disse quando la rivide, poi continuò a parlare “Voglio venire con te!”. Lei gli spiego perché non potevano allontanarsi insieme, lui era umano e per viaggiare con lei avrebbe dovuto rinunciare per sempre a vivere nel suo paese e nel suo mondo.

    “Non ho nessuno qui a parte te!” allora lei gli tese la mano, lui l’afferrò e cominciarono ad alzarsi insieme e prendere sempre più quota fino a scomparire.

    C’è chi è pronto a giurare che quel ragazzo non sia mai esistito, così come quella stella, perché è facile dimenticare fino a negare l’esistenza di chi ha avuto la forza di realizzare ciò che noi tutti non abbiamo il coraggio di compiere. Ma lui è esistito e ha dato concretezza ai propri sogni non avendo niente da perdere.

    Siamo legati al passato, il futuro e le scelte coraggiose ci spaventano. Il coraggio del vagabondo è in pochi, la paura per l’azzardo, che impera nelle scelte, in tutti. Chi è tanto bravo da vincerla?

    Buon Natale amici!

     

    Studente (per chi sa che mi chiamo anche così).

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